Sono simili alle napoletane, ma con dimensioni talvolta inferiori e proporzioni diverse. Anche qui, la donna prende il posto del fante. Il re di denari è detto anche matta ed ha un ruolo particolare in giochi come il sette e mezzo ed il cucù.
I bastoni vengono comunemente chiamati anche mazze, e i denari oro. Sono di dimensioni più piccole rispetto ad altre carte regionali, le figure meno elaborate (ad eccezione dei quattro assi), ma con presenza di disegni supplementari di figure umane, animali e oggetti su diverse carte (es. sul 5 di spade, 6 di coppe, il 3 di denari con su incisa la trinacria, etc.). Il mazzo è da 40 carte e le figure sono intere.
Probabilmente sono la derivazione (con l'esclusione dei trionfi e di alcune carte numerali) del Tarocco Siciliano le cui carte sono molto simili, se non addirittura uguali, al mazzo delle siciliane. Nei primi mazzi, il cavallo di bastoni (o quello di spade) raffigurava Garibaldi, che era anche presente nel tondino centrale del cinque d'oro prima della versione con la scena di biga presa da una moneta da 10 lire del Regno d'Italia; uno dei re aveva le sembianze di Vittorio Emanuele II.
I giochi più popolari sono sicuramente la briscola, la scopa, il trentuno, il sette e mezzo, il cucù, il cinquecento e lo scopone.
Le tradizioni della mia Gela
sabato 14 aprile 2018
LE CARTE SICILIANE
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mercoledì 11 aprile 2018
REPERTI SUBACQUEI
Martedi 10 aprile alle ore 10 nei locali
del Museo archeologico regionale di
Gela, sono stati presentati i reperti
subacquei recuperati dalla
Soprintendenza del Mare nel corso
delle campagne di indagine.
Esposti i lingotti che facevano parte di un prezioso carico trasportato da un'antica nave naufragata a qualche centinaio di metri dalla costa gelese, ad una profondità di circa cinque metri. I lingotti sono di un
metallo particolare, chiamato
"oricalco", definito l'Oro di Atlantide
Una lega di rame e zinco simile al
nostro ottone e considerato
nell'antichità un metallo prezioso e al
terzo posto per valore commerciale
dopo l'oro e l'argento.
La scoperta dei lingotti di oricalco è tra
le più importanti di questi ultimi anni: oltre ad essereu n unicum come
ritrovamento, i reperti finora
conosciuti forgiati con questa lega
sono molto rari. Esposti inoltre due
elmi corinzi provenienti dai fondali di
contrada Bulala: si tratta di due oggetti
molto simili tra di loro, inquadrabili
nella tipologia dell'elmo diffuso in
Grecia tra il 650 e il 450 a.C. Sono
costituiti da un'ampia calotta con
paranaso rettangolare allungato e da
due ampie paragnatidi. Una fila di
piccoli fori presenti lungo tutto il bordo
serviva per il fissaggio di fodere in
cuoio all'interno.
Gli elmi possono essere datati
nell'arco del VI sec. a.C.
Fra i più significativi reperti anche un
exaleiptron (cothon) di importazione
corinzia con decorazione geometrica
databile dalla seconda metà alla fine
del VI secolo a.c., una macina in pietra
lavica con inserto in legno e un'ancora
in piombo e legno. La mostra è stata
inaugurata dal Soprintendente del Mare
Sebastiano Tusa e dal Direttore del
Museo di Gela Ennio Turco. Il restauro
di alcuni dei reperti esposti, è stato
effettuato grazie al supporto del Club
per l'Unesco di Gela.
"Le ricerche nel mare di Gela
proseguono con risultati di grande
rilievo scientifico e soprattutto
garantendo la tutela del patrimonio
culturale subacquea di questa zone
della Sicilia. I reperti che si
mostreranno al pubblico di Gela sono
stati recuperati nel corso di queste
ricerche nell'area del relitto che portava
i lingotti di oricalco. Si tratta di
ceramiche, lingotti e due temi corinzi in
bronzo che, dopo lo studio e le
operazioni di restauro effettuate
presso la Soprintendenza ritornano a
Gela, così come abbiamo sempre fatto
con tutti i reperti provenienti da questo
mare"
del Museo archeologico regionale di
Gela, sono stati presentati i reperti
subacquei recuperati dalla
Soprintendenza del Mare nel corso
delle campagne di indagine.
Esposti i lingotti che facevano parte di un prezioso carico trasportato da un'antica nave naufragata a qualche centinaio di metri dalla costa gelese, ad una profondità di circa cinque metri. I lingotti sono di un
metallo particolare, chiamato
"oricalco", definito l'Oro di Atlantide
Una lega di rame e zinco simile al
nostro ottone e considerato
nell'antichità un metallo prezioso e al
terzo posto per valore commerciale
dopo l'oro e l'argento.
La scoperta dei lingotti di oricalco è tra
le più importanti di questi ultimi anni: oltre ad essereu n unicum come
ritrovamento, i reperti finora
conosciuti forgiati con questa lega
sono molto rari. Esposti inoltre due
elmi corinzi provenienti dai fondali di
contrada Bulala: si tratta di due oggetti
molto simili tra di loro, inquadrabili
nella tipologia dell'elmo diffuso in
Grecia tra il 650 e il 450 a.C. Sono
costituiti da un'ampia calotta con
paranaso rettangolare allungato e da
due ampie paragnatidi. Una fila di
piccoli fori presenti lungo tutto il bordo
serviva per il fissaggio di fodere in
cuoio all'interno.
Gli elmi possono essere datati
nell'arco del VI sec. a.C.
Fra i più significativi reperti anche un
exaleiptron (cothon) di importazione
corinzia con decorazione geometrica
databile dalla seconda metà alla fine
del VI secolo a.c., una macina in pietra
lavica con inserto in legno e un'ancora
in piombo e legno. La mostra è stata
inaugurata dal Soprintendente del Mare
Sebastiano Tusa e dal Direttore del
Museo di Gela Ennio Turco. Il restauro
di alcuni dei reperti esposti, è stato
effettuato grazie al supporto del Club
per l'Unesco di Gela.
"Le ricerche nel mare di Gela
proseguono con risultati di grande
rilievo scientifico e soprattutto
garantendo la tutela del patrimonio
culturale subacquea di questa zone
della Sicilia. I reperti che si
mostreranno al pubblico di Gela sono
stati recuperati nel corso di queste
ricerche nell'area del relitto che portava
i lingotti di oricalco. Si tratta di
ceramiche, lingotti e due temi corinzi in
bronzo che, dopo lo studio e le
operazioni di restauro effettuate
presso la Soprintendenza ritornano a
Gela, così come abbiamo sempre fatto
con tutti i reperti provenienti da questo
mare"
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martedì 10 aprile 2018
LA SALSICCIA DI SEPPIA
Gela riscopre una tradizione gastronomica che rischiava di essere dimenticata: la salsiccia di seppia. Questa antica ricetta affonda le sue radici nella pesca locale, visto che il Golfo di Gela è sempre stato molto pescoso specialmente di seppie e triglie. Oggi la seppia è molto apprezzata sui mercati ittici, ma in passato veniva considerato un piatto povero e alcuni gelesi dell'epoca si ingegnarono per sfruttare l'eccedenza di questo prodotto che a volte veniva persino scartato.
Anche la "polpetta di seppia" che comunemente si trova nei ristoranti gelesi e del comprensorio ha origine da questa storia.
Alcuni macellai pensarono di provare ad insaccare la seppia nel budello del maiale, così come si usa fare per la salsiccia, magari utilizzando un composto misto di carne e pesce, per compensare il costo della carne che all'epoca era decisamente più costosa della seppia. Questo prodotto rimase a conoscenza di poche persone, non riuscì a farsi spazio nei mercati e lentamente venne dimenticato. Proporre carne e pesce in un'unica portata, infatti, era una trovata troppo rivoluzionari a per i gusti dell'epoca.
Oggi grazie all'impegno di due società gelesi, Maredamare dei F.lli Di Dio e Appeteating, la giovane start-up guidata dallo chef Totò Catania, questa tradizione "è tornata di moda" sulle tavole dei gelesi.
Gelesi che hanno così ritrovato un pezzo della loro storia e delle loro tradizioni che rischiava di andare perduto.
Anche la "polpetta di seppia" che comunemente si trova nei ristoranti gelesi e del comprensorio ha origine da questa storia.
Alcuni macellai pensarono di provare ad insaccare la seppia nel budello del maiale, così come si usa fare per la salsiccia, magari utilizzando un composto misto di carne e pesce, per compensare il costo della carne che all'epoca era decisamente più costosa della seppia. Questo prodotto rimase a conoscenza di poche persone, non riuscì a farsi spazio nei mercati e lentamente venne dimenticato. Proporre carne e pesce in un'unica portata, infatti, era una trovata troppo rivoluzionari a per i gusti dell'epoca.
Oggi grazie all'impegno di due società gelesi, Maredamare dei F.lli Di Dio e Appeteating, la giovane start-up guidata dallo chef Totò Catania, questa tradizione "è tornata di moda" sulle tavole dei gelesi.
Gelesi che hanno così ritrovato un pezzo della loro storia e delle loro tradizioni che rischiava di andare perduto.
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lunedì 9 aprile 2018
LA CHIESA MADRE
Nel 1766, sulla superficie prospiciente all'attuale Piazza Umberto I, furono iniziati i lavori per la costruzione della nuova chiesa Madre che fu completata nella prima metà dell'Ottocento; essa si erge a tre navate con cupola e torre campanaria (realizzata nel 1837). Intitolata a Maria Santissima Assunta in Cielo, presenta una pianta a croce latina con schema basilicale.
La facciata principale in stile neo-classico, opera dell'architetto terranovese Giuseppe Di Bartolo Morselli nel 1844, presenta una composizione architettonica articolata in doppio ordine sovrapposto, fortemente rilevato al centro con colonne aggettanti per tre quarti, con ordine dorico alla base e ionico superiormente; nella parte superiore spiccano il frontone adornato di acroteri e la croce oltre ad una placca litica ovoidale con in bassorilievo lo stemma mariano. Due profonde nicchie nel piano superiore, dove sono collocati due vasi, contribuiscono a dare alla facciata stessa una nota di gaiezza.
Nella Madrice si trovano diverse pale dipinte del Settecento e dell'Ottocento (Tresca e Vaccaro sono alcuni degli autori), un notevole dipinto su tavola del 1563 che raffigura il Transito di Maria attribuito a Deodato Guinaccia, alcuni affreschi, tre monumenti (8) e un grande organo del 1939 con 31 canne di facciata, disposte a cuspide; nella canonica, interamente ricostruita nel 1988, sono conservate diverse tele raffiguranti i parroci della chiesa e il Cardinale Panebianco, nonché due pregiate icone, dipinte su tavola con fondo in oro raffiguranti Maria SS. d'Alemanna (o della Manna) con Bambino, patrona di Gela la cui festa ricorre l'8 di settembre, e la Madonna col Bambino attaccato al seno materno.
Infine, nell'archivio sono conservati antichi documenti cartacei, nonchè i registri di morte, battesimo e matrimonio a partire dal 1500.
Nella Madrice si trovano diverse pale dipinte del Settecento e dell'Ottocento (Tresca e Vaccaro sono alcuni degli autori), un notevole dipinto su tavola del 1563 che raffigura il Transito di Maria attribuito a Deodato Guinaccia, alcuni affreschi, tre monumenti (8) e un grande organo del 1939 con 31 canne di facciata, disposte a cuspide; nella canonica, interamente ricostruita nel 1988, sono conservate diverse tele raffiguranti i parroci della chiesa e il Cardinale Panebianco, nonché due pregiate icone, dipinte su tavola con fondo in oro raffiguranti Maria SS. d'Alemanna (o della Manna) con Bambino, patrona di Gela la cui festa ricorre l'8 di settembre, e la Madonna col Bambino attaccato al seno materno.
Infine, nell'archivio sono conservati antichi documenti cartacei, nonchè i registri di morte, battesimo e matrimonio a partire dal 1500.
domenica 8 aprile 2018
LA FESTA PATRONALE
Legata alla Gela medievale (Terranova) e agli eventi della storia e delle leggende locali è la grande festa in onore di Maria Santissima d’Alemanna.
Ancora oggi, l’8 settembre è un appuntamento atteso da tutti i cittadini, è un’identificazione con le radici della propria fede, è una privilegiata occasione per ritrovarsi insieme.
La bella icona bizantineggiante della Santa ci riporta alla Terranova voluta da Federico II, che chiamò “i Religiosi Teutonici di Santa Maria d’Alemanna, i cui Frati prestavano culto alla Divina Signora, da essi certamente arrecata.”
Questa tavola è la memoria storica di alcuni avvenimenti significativi della città: quando, durante le incursioni saracene trai secoli XIV e XV, gli alemanni la abbandonarono sotterrandola in una buca nei pressi dell’altare dell’antica, omonima chiesetta; e quando, intorno al 1450, essa fu rinvenuta “miracolosamente” da un contadino e Maria proclamata patrona della città.
I gelesi attribuiscono alla Vergine dell’Alemanna lo scampato pericolo dal terremoto del 1693 e l’incolumità durante il violento bombardamento navale del 10 luglio 1943.
Fin dal 5 settembre (la festa dura 4 giorni), la città illuminata è in grande fermento gioioso, e ci si ritrova il mattino sul lungomare per gustare l’emozione de “ u paliu ‘a ‘ntinna (la cuccagna a mare)”, nel pomeriggio ad assistere alle gare sportive nei diversi quartieri, a visitare le mostre di artigianato locale o le bancarelle, e ci si reca alla Chiesa Madre per sciogliere un voto o per un momento di preghiera alla Vergine dell’Alemanna.
La mattina dell’8 settembre, la Chiesa Madre è meta di una folla che sosta in preghiera davanti all’icona della patrona.
Alle 10.30 il vescovo della Diocesi celebra un solenne Pontificale; al termine, ha luogo in piazza Umberto ’a maschiata in onore della Vergine. Nel tardo pomeriggio si svolge la processione dell’icona per le vie cittadine, con momenti tradizionali toccanti quali la spogliazione dei bambini e le soste: al cimitero monumentale per affidare i defunti a Maria, al Palazzo di Città per invocare sostegno e sapienza sugli amministratori, al viale Mediterraneo per la benedizione del mare, a Mulino a Vento per raccomandare gli operatori economici e gli operai dell’industria, a Porta Caltagirone chiedendo la protezione della patrona sull’agro gelese.
Questo camminare di Maria, carico di gesti devozionali, che talvolta si presentano come folklore o come spontanea religiosità, è accompagnato dal suono delle bande musicali, intercalato dalle invocazioni a Maria e dalle preghiere dei fedeli, e si conclude in piazza Umberto con una suggestiva fiaccolata, mentre la sacra icona rientra nella chiesa.
Ancora oggi, l’8 settembre è un appuntamento atteso da tutti i cittadini, è un’identificazione con le radici della propria fede, è una privilegiata occasione per ritrovarsi insieme.
La bella icona bizantineggiante della Santa ci riporta alla Terranova voluta da Federico II, che chiamò “i Religiosi Teutonici di Santa Maria d’Alemanna, i cui Frati prestavano culto alla Divina Signora, da essi certamente arrecata.”
Questa tavola è la memoria storica di alcuni avvenimenti significativi della città: quando, durante le incursioni saracene trai secoli XIV e XV, gli alemanni la abbandonarono sotterrandola in una buca nei pressi dell’altare dell’antica, omonima chiesetta; e quando, intorno al 1450, essa fu rinvenuta “miracolosamente” da un contadino e Maria proclamata patrona della città.
I gelesi attribuiscono alla Vergine dell’Alemanna lo scampato pericolo dal terremoto del 1693 e l’incolumità durante il violento bombardamento navale del 10 luglio 1943.
Fin dal 5 settembre (la festa dura 4 giorni), la città illuminata è in grande fermento gioioso, e ci si ritrova il mattino sul lungomare per gustare l’emozione de “ u paliu ‘a ‘ntinna (la cuccagna a mare)”, nel pomeriggio ad assistere alle gare sportive nei diversi quartieri, a visitare le mostre di artigianato locale o le bancarelle, e ci si reca alla Chiesa Madre per sciogliere un voto o per un momento di preghiera alla Vergine dell’Alemanna.
La mattina dell’8 settembre, la Chiesa Madre è meta di una folla che sosta in preghiera davanti all’icona della patrona.
Questo camminare di Maria, carico di gesti devozionali, che talvolta si presentano come folklore o come spontanea religiosità, è accompagnato dal suono delle bande musicali, intercalato dalle invocazioni a Maria e dalle preghiere dei fedeli, e si conclude in piazza Umberto con una suggestiva fiaccolata, mentre la sacra icona rientra nella chiesa.
sabato 7 aprile 2018
L' IMMACOLATA
Al termine, la festa si conclude con gli spettacolari giochi pirotecnici.
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venerdì 6 aprile 2018
SAN MARTINO
L' 11 Novembre è un giorno di festa per i cittadini gelesi. Lo stesso giorno viene organizzata la sagra "U vinu bonu", la sagra del vino gelese.
Nel centro storico rivivono i vecchi mestieri della tradizione gelese, come la raccolta del cotone e della liquirizia, la produzione di scope con palma nana chiamatu u scupazzu, la produzione di prodotti caserieri e produzioni di prodotti di pastificio. Da non dimenticare la pesca sia della spugna che del pesce locale.
Tutto è accompagnato da antichi canti e performance teatrali, antiche poesie e serenate della tradizione gelese. Tutto il giono si può degustare il vino locale e la salsiccia locale in maniera gratuita.
Da un punto di vista religioso, la festa ricorda San Martino di Tours. Si racconta che in una notte d'inverno, mentre era di ronda, incontrò un povero viandante che soffriva il freddo, e non avendo denaro da dargli, tagliò a metà il proprio mantello affinché il mendicante avesse qualcosa con cui coprirsi. Perciò san Martino, oltre a essere il protettore dei militari, lo è anche dei pellegrini.
Da un punto di vista religioso, la festa ricorda San Martino di Tours. Si racconta che in una notte d'inverno, mentre era di ronda, incontrò un povero viandante che soffriva il freddo, e non avendo denaro da dargli, tagliò a metà il proprio mantello affinché il mendicante avesse qualcosa con cui coprirsi. Perciò san Martino, oltre a essere il protettore dei militari, lo è anche dei pellegrini.
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